Il cantiere di restauro

Attualmente il castello, a pianta quadrangolare con quattro torri cantonali, si presenta massiccio ed imponente; se di grande interesse è la stratificazione architettonica dell’edificio, che permette di individuare le varie fasi della sua costruzione, non meno significativo è il ricco corredo decorativo pittorico e plastico ancora visibile nei diversi saloni, nel cortile e nella cappella di San Giovanni preziosa memoria dei fasti di quella affascinante dimora che nella documentazione perugina è da secoli attestata toutcourt come la “Pieve del Vescovo”.

Il complesso monumentale di Pieve del Vescovo, permette data la complessità delle ristrutturazioni avvenute nei secoli di avere la disponibilità dei più diversi materiali (pietra, cotto, legno) e strutture tipologicamente differenziate, dato di diverso periodo di costruzione, per cui rappresenta un laboratorio speciale per l’attività di formazione a tutti i livelli.

Tra i molteplici interventi che sono stati realizzati in questi anni, quello che risulta più interessante da un punto di vista di recupero strutturale è il restauro della “Casa del Pellegrino”. Si tratta di una casa colonica, annessa al castello e adibita in passato all’accoglienza dei pellegrini di passaggio.
L’opera di ristrutturazione e restauro ha interessato sia le strutture verticali costituite da muratura ordinaria in pietra calcarea appena sbozzata, sia le strutture orizzontali, come il solaio a piano terra, la volta in muratura a mattoni, al piano primo, e la copertura realizzata secondo la tradizione umbra da struttura portante in legno (primaria, secondaria, terziaria), pianellato e manto in coppi ed embrici di laterizio (alla romana).
Un’attenta analisi strutturale, ha permesso di stabilire che le lesioni presentate dal paramento murario in alcune zone, erano da attribuirsi agli effetti dell’ultimo sisma e non a cedimenti fondali o spinte dovute alle strutture orizzontali (volta a tetto) per cui la scelta dell’intervento si è rivolta verso due tipi di consolidamento non particolarmente invasivi: 

- il primo, più profondo, consistente in una puntuale operazione di scucicuci al fine di ristabilire la continuità della muratura, nelle zone fratturate riutilizzando le stesse pietre e malta di calce idraulica con le stesse caratteristiche (chimiche e fisiche) di quelle originarie

-  un secondo tramite la demolizione completa degli intonaci esistenti, seguita da una profonda scarnitura degli interstizi fra gli elementi 

  lapidei e successivo rifacimento degli intonaci a tre tradizionali strati (rinzaffo,  arriccio, finitura). La volta intermedia in muratura di mattoni pieni ha subito un trattamento di rinforzo particolare:

- effettuato lo svuotamento dei rinfianchi e la profonda pulizia dei giunti, si è provveduto alla realizzazione di una cappa di 4-5 cm di spessore con un calcestruzzo confezionato con malta di calce idraulica, sabbia e coccio pesto, ottenuto con la triturazione manuale dei materiali in laterizio di non possibile riuso, gettato e costipato manualmente mediante pestello in legno, ottenendo una notevole adesione tra l’estradosso della volta esistente e l’intradosso della cappa di rinforzo. Il consolidamento ha poi previsto il riempimento dei rinfianchi con calcestruzzo di argilla espansa e la ricostituzione della pavimentazione previa posa in opera di massetto. 

La realizzazione dell’operazione di consolidamento per fasce ha permesso la posa in opera delle piastrelle in cotto nella stessa posizione occupata prima dello smontaggio; gli elementi spezzati sono stati ricostituiti in un unico pezzo. La copertura ha tetto definibile da un  punto di vista geometrico come “mista” (linea di colmo parallela al lato maggiore con parti terminali a capanna per una estremità e a padiglione per l’altra), è stata ricostituita tecnicamente come la precedente. Struttura principale secondo il lato minore in capriate di legno ad interasse di circa mt. 300, costituite da 4 elementi:due puntoni,  monaco e catena squadrati ad “uso Trieste”.Struttura secondaria con arcarecci di rovere ad interasse di mt.1 e struttura terziaria realizzata mediante correnti disposti ortogonalmente agli arcarecci e terminate come zampini a costituire lo sporto di gronda. La copertura è stata conpianellata, massetto di malta di calce idraulica e manto di coppi e tegole, che perfettamente murati a file alternate hanno dato sufficiente garanzia di impermeabilità permettendo di evitare la posa in opera di guaina bituminosa che avrebbe potuto costituire una barriera al vapore danneggiando il legno delle strutture.

Nello spirito, poi, di un corretto restauro conservativo nono sono stati posti in opera canale di gronda e discendenti  (assenti precedentemente) avendo avuto, però, cura nell’esecuzione, a terra di opportuno drenaggio. Di interessante soluzione la cordolatura perimetrale di sommità, costituente appoggio per le capriate.

Onde evitare differenze di caratteristiche fisiche (elasticità, rigidezza) che normalmente si verificano tra un cordolo tradizionale in cemento armato e la muratura di pietrame, è stato studiato un cordolo armato in muratura di mattoni costituito da 5 filari longitudinalmente sovrapposti a 3 teste, complessivamente inferiore allo spessore della murature di appoggio per consentire, esternamente, l’esecuzione di un ristretto paramento in pietra,   atto a coprire alla vista esterna la cordolatura in mattoni.

Internamente ad essa e in una scanalatura laterale sono state realizzate le sedi per due tiranti metallici, uno visibile dall’ambiente interno e il secondo avvolto da malta cementizia nel suo interno. 

Le barre, passanti anche attraverso l’elemento catena della capriata lignea hanno subito una leggera presollecitazione di trazione, mediante l’azione di normali tenditori. Particolare cura, sia nella progettazione che nell’esecuzione, è stata posta hai peducci di appoggio dei due puntoni di legno diagonali della struttura a padiglione del tetto. Per la realizzazione del suddetto appoggio sono state poste in opera una seria di tavole in rovere, sovrapposte una all’altra e in leggero aggetto la soprastante rispetto alla sottostante posizionate diagonalmente nei confronti delle murature d’anglo di spessori diversi e particolari forme geometriche in funzione della sede che andava via formando con l’esecuzione dei veri filari in mattoni del cordolo in muratura. Il completamento dell’appoggio in questione è stato realizzato con la posa in opera di una scatola di lamiera metallica formata da due facce verticali ortogonali, collegate la tirante interno del cordolo, saldate ad un elemento triangolare di base per ospitare una delle estremità del puntone  in legno opportunamente sagomata ed assorbire così una eventuale azione di spinta orizzontale.

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